sabato 27 gennaio 2018

Frammenti di storie - La Ginestra

Se stai scalpitando per leggere qualcosa di mio, allora questo articolo fa per te. 

Voglio inaugurare la rubrica Frammenti di storie facendoti dono dell'estratto di La Ginestra, racconto pubblicato nell'antologia "L'amore non crolla - Storie di Natale".
A breve scriverò un articolo sul progetto benefico che c'è dietro a questa raccolta di racconti, perciò non perdertelo. 

Se intanto vuoi saperne di più, puoi leggere l'intervista fattami da Sharon Vescio, oppure sbirciare su Amazon e lasciare che sia il libro stesso a parlare.

Ti lascio alla lettura!
A presto. 

Giuliana




La Ginestra
di Giuliana Leone

Il primo Natale dopo il terremoto ho pensato alle ginestre. Non che ce ne fossero, nella palestra dove eravamo stipati, affatto. A dire il vero non avevo idea del perché quell'immagine seguitasse ad apparirmi davanti gli occhi, ancora e ancora. Forse per via di qualcosa che avevo letto in passato e che non riuscivo a ricordare. È incredibile come funzioni la mente, è incredibile la sua capacità di tirare fuori cose, anche nei momenti in cui credi non avere dentro più niente.
Oggi il Natale ha assunto un valore particolare, in questo posto, è diventato un evento comunitario, un momento di ritrovo per le famiglie e  i concittadini. Si è di  più che in passato e si sta quasi stretti nella grande palestra. Però, per il resto, non è cambiato niente. L’albero che sfiora il tetto è ancora addobbato con ogni tipo di decorazione. Alcune sono state realizzate dagli alunni della scuola elementare, altre sono frutto del contribuito dei cittadini. Ci sono un orsetto di biscotto e una bambolina ricamata a mano, per esempio. C’è addirittura un soldatino giocattolo, tenera offerta di un bambino.
Fu così anche quell’anno. Nonostante nessuno avesse voglia di festeggiare, si decise che bisognava farlo per i più piccoli. E così ci si riunì tutti al Centro di Raccolta. Ognuno partecipò donando ciò che era riuscito a recuperare dalle macerie. Chi non era riuscito a salvare nemmeno una pallina mise dell’altro. 
Era così prezioso, quel primo albero. 
Una scarpetta di neonato era tutto ciò che rimaneva a una famiglia del suo bambino, eppure era stata appesa a quel ramo di abete e donata alla collettività. C’erano gli oggetti più svariati, fotografie e perfino un cucchiaino d’argento di un servizio buono che non sarebbe stato usato mai più. Era un po’ come se quell’albero ridasse senso a cose che senso non ne avevano più. Era come se quei resti di case e di vite, una volta insieme, potessero tornare a servire, tornare a essere parte di qualcosa.
Anche la tavola è sempre nello stesso punto, ed è forse anche più preziosa dell’albero. In quella tavolata imbandita, infatti, siedono tutti: ci sono le nuove famiglie; i bambini di un tempo ormai cresciuti; c'è anche chi torna proprio per l'occasione, nonostante ormai abiti altrove. Il cenone è diventato una tradizione da quel primo Natale, quando l'unico conforto al dolore era il poter stringersi con il resto della comunità.

 Anche oggi per un po’ si parla del più e del meno, poi è inevitabile, l’argomento ritorna a quella sera. Vengono ricordati gli eroi, quelli che ce l’hanno fatta e quelli che non ce l’hanno fatta. [...]

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